mercoledì 12 dicembre 2018

Living Coral? Era nell'aria.


"Con l’invasione della tecnologia digitale e i social media sempre più parte integrante della nostra quotidianità, ricerchiamo esperienze autentiche e coinvolgenti che consentano di instaurare legami personali e intimità. Socievole e vivace, PANTONE 16-1546 Living Coral invita con la sua natura coinvolgente ad attività spensierate. PANTONE 16-1546 Living Coral simboleggia la nostra necessità innata di ottimismo e allegri passatempi e incarna il nostro desiderio di espressione giocosa."
Questa è la motivazione con cui Pantone ha eletto Living Coral colore dell'anno 2019.
La scelta del colore dell'anno come spiega Pantone è il frutto di un'attenta osservazione e valutazione delle tendenze negli ambiti più svariati (arte, cinema, moda, design ecc.).

E che le mille tonalità del rosa, dal "nude" fino al mattone (incluso ovviamente il corallo), fossero quelle più cool del momento, era nell'aria... e me ne ero accorta anche io.
Non ci credete? Leggete qui.



"With the invasion of digital technology and social media more and more an integral part of our daily life, we are looking for authentic and engaging experiences that allow us to establish personal bonds and intimacy." Sociable and lively, PANTONE 16-1546 Living Coral invites with its engaging nature to carefree activities.  PANTONE 16-1546 Living Coral symbolizes our innate need for optimism and happy pastimes and embodies our desire for playful expression"

This is the reason why Pantone has elected Living Coral color of the year 2019.
The choice of color of the year as Pantone explains is the result of careful observation and evaluation of trends in the most varied fields (art, cinema, fashion, design, etc.).
And that the shades from pink to brick were the coolest of the moment, I had noticed too.
Don't you believe it? Read here.



sabato 8 dicembre 2018

Del giardino giapponese #2

Come ho già scritto nel mio precedente post ho assistito ad una lezione presso l'Istituto di Cultura Giapponese a Roma del grande maestro Koukai Kirishima.

Il maestro ha spiegato che esistono due tipologie di giardino giapponese: Sakutei e Shakei.
Il giardino Sakutei è un giardino modellato con potature artificiali di sempreverdi ed alberi secolari (tra i caducifoglie si utilizzano solo gli aceri).

Il giardino Shakei invece si ispira alle forme reali della natura, evitando elementi artificiosi e privilegiando piante decidue  dal fusto snello.
Questo stile, che consente una maggiore libertà espressiva, è il più utilizzato negli odierni giardini privati.

Tra le curiosità che Koukai Kirishima ha raccontato mi ha colpito quella che l'albero maggiormente utilizzato nei giardini in "stile giapponese" realizzati all'estero (il Taxus cuspidata, "Niwaki") non è utilizzato frequentemente nei giardini in Giappone.




Il maestro, che ha realizzato molti giardini giapponesi fuori dal Giappone, ha spiegato che per avere un buon risultato bisogna tenere conto del luogo in cui si opera ed utilizzare piante locali non necessariamente tipiche del Giappone.

Di seguito mostro alcune foto del giardino giapponese realizzato a Roma presso l'Istituto di Cultura Giapponese dall'architetto Nakajima Ken, responsabile anche per l'area giapponese presso l'Orto Botanico di Roma.
Da notare l'utilizzo dell'ulivo pianta tipica del Mediterraneo.


About japanes garden #2
As I wrote in my previous post I attended a lesson at the Japanese Cultural Institute in Rome of the great master Koukai Kirishima.

The teacher explained that there are two types of Japanese garden: Sakutei and Shakei.
The Sakutei garden is a garden modeled with artificial pruning of evergreens and ancient trees (among the deciduous trees only maples are used).
The Shakei garden instead is inspired by the real forms of nature, avoiding artificial elements and favoring deciduous plants with a slender stem.
The latter, which allows greater freedom of expression, is the most used in today's private gardens.

Among the curiosities that Koukai Kirishima told,  I was struck by the fact that the most used tree in "Japanese style" gardens made abroad (Taxus cuspidata, "Niwaki") is not frequently used in gardens in Japan.

The master, who has created many Japanese gardens abroad, has explained that in order to have a good result we need to take into account the place where we work and use local plants not necessarily typical of Japan.


Below I show some photos of the Japanese garden made in Rome at the Institute of Japanese Culture designed by architect Nakajima Ken, also responsible for the Japanese area at the Botanical Garden of Rome.


























Del giardino giapponese #1

Per me che apprezzo moltissimo i giardini giapponesi, e che non perdo occasione per conoscerli sempre meglio, è stata una bellissima opportunità quella di assistere ad una lezione del grande maestro  Koukai Kirishima, paesaggista e giardiniere, tenuta presso l'Istituto di Cultura giapponese a Roma.
Il giardino giapponese, ha spiegato il maestro, è un giardino di tipo naturalistico.
Anche quelli inglesi e cinesi  (a differenza del cosiddetto giardino "all'italiana") fanno parte della grande famiglia dei giardini in stile naturalistico, ma i primi tendono a dare un'interpretazione pittorica della natura, mentre i secondi danno maggiore enfasi all'aspetto mistico-sacro. 
Una delle caratteristiche principali dell'arte giapponese di realizzare giardini è invece quella di mescolare elementi naturali ed artificiali per rappresentare paesaggi in miniatura; per l'esattezza il maestro ha parlato di "miniaturizzazione astratta".

Tutto nasce dall'osservazione della natura e il progettista di giardini non deve far altro che individuare gli elementi fondamentali di un determinato paesaggio (fonti d'acqua, montagne, vegetazione ecc.) e farne una sorta di rappresentazione,  utilizzando alcuni stratagemmi.
Koukai Kirishima per spiegare questo concetto ha fatto l'esempio della riproduzione artificiale di una cascata naturale; nascondendone l'origine con delle piante si dà profondità alla composizione e si crea un effetto meno "finto". 
Altro elemento fondamentale è osservare come  in natura le  piante crescono in direzione della luce e cercare di riprodurre questo andamento anche nei giardini disegnati dall'uomo.

Di seguito vi mostro alcune foto notturne del giardino giapponese realizzato a Roma presso l'Istituto di Cultura Giapponese dall'architetto Nakajima Ken, responsabile anche per l'area giapponese presso l'Orto Botanico di Roma.



About japanes garden #1
appreciate very much the Japanese gardens, and I don't miss the opportunity to get to know them better; so it was a wonderful chance to attend a lesson of the great master Koukai Kirishima, landscape designer and gardener, held at the Japanese Cultural Institute in Rome .

The Japanese garden, explained the master, is a naturalistic garden.

Even the English and Chinese (unlike the so-called "Italian" garden) are part of the large family of naturalistic style gardens, but the former tend to give a pictorial interpretation of nature, while the latter place more emphasis on mystical-sacred aspect.

One of the main characteristics of Japanese art of creating gardens is istead that of mixing natural and artificial elements to represent miniature landscapes; to be precise, the master spoke of "abstract miniaturization".

Everything comes from the observation of nature and the garden designer has to  identify the fundamental elements of a given landscape (sources of water, mountains, vegetation, etc.) and make a sort of representation, using some stratagems.

Koukai Kirishima for explain this concept did the example of the artificial reproduction of a natural waterfall; hiding its origin with plants gives depth to the composition and creates a less "fake" effect.

Another fundamental element is to observe how in nature plants grow in the direction of light. He try to reproduce this trend even in his gardens.



Below I show you some nocturnal photos of the Japanese garden  at the Institute of Japanese Culture in Rome, designed by the architect Nakajima Ken.



















domenica 21 ottobre 2018

Una cucina preziosa

Vi piacciono le cucine semplici ed eleganti, meglio ancora se bianche? Anche a me e certamente la semplicità è sempre una carta vincente. Purché però non faccia rima con banalità. 

Ed in un ambiente in cui di solito l'acciaio fa da padrone che ne direste di osare invece dettagli color oro che lo impreziosiscano, rendendolo davvero unico e ricercato? 

Vi sembra  difficile? Basta saperli dosare con equilibrio e sobrietà. 

Provate a scegliere in color oro le maniglie degli sportelli, i rubinetti e le lampade. 
Sbizzarritevi poi con tutti quegli accessori che rimarranno a vista come barattoli e mestoli senza trascurare la scelta delle indispensabili pattumiere per la raccolta differenziata.
  
Non dimenticate infine un tocco di oro quando apparecchierete la tavola... ed il gioco è fatto. 

A precious kitchen
Do you like simple and elegant kitchens, better if white? Me too and of course simplicity is always a winning card. Provided however simplicity does not rhyme with banality.

And in an environment in which steel usually dominates, would you like to dare instead gold-colored details that embellish it making it truly unique and refined? 

Does it seem difficult? Just know how to dose it with balance and sobriety. Try to choose the handles of the furnitures and the lamps in gold. Have fun with all those accessories that will remain in sight like jars and ladles without neglecting the choice of the indispensable rubbish bin. Finally, do not forget a touch of gold when you set the table... and you're done.
















Foto da Pinterest

martedì 16 ottobre 2018

Un rinoceronte a Roma

Immaginate di mettere insieme un brand storico della moda italiana, Fendi (ed in particolare la Fondazione Alda Fendi Esperimenti), un'archistar, Jean Nouvel, ed un immobile storico, costituito da tre edifici, completamente da restaurare ma in un'area tra le più pregiate e delicate del centro storico di Roma, accanto all'arco di Giano a due passi dalla Bocca della Verità e dalla Chiesa di S. Giorgio al Velabro.
Cosa nasce dall'incontro  di questi tre elementi? Rhinoceros, insieme spazio espositivo, hotel e, sulla terrazza, da cui, inutile dirlo, si gode di una veduta eccezionale a 360°, un ristorante affidato ad famoso brand della ristorazione parigina.
Le suite visitabili sono caratterizzate da pareti delabré o murature a vista (anche riprodotte sulle ante degli armadi mediante l'utilizzo di carte da parati fotorealistiche) arredi minimali, pavimenti in resina, cucine in acciaio a scomparsa,  tinte sobrie per gli imbottiti. Ovviamente tutte panoramiche.
L'intento dichiarato di Nouvel è rendere riconoscibili, pur rinnovando, le stratificazioni del tempo che passa.
Esperimento riuscito? Giudicate voi.

A Rhinoceros in Rome
Imagine putting together a historical brand of Italian fashion, Fendi (and in particular the Alda Fendi Experiments Foundation), an archistar, Jean Nouvel, and a historic building, consisting of three buildings, completely to be restored but in an area between more precious and delicate of the historical center of Rome, next to the arch of Giano a few steps from the Bocca della Verità and the Church of S. Giorgio al Velabro.
What arises from the meeting of these three elements? Rhinoceros, exhibition space, hotel and, on the terrace, from which, needless to say, you can enjoy an exceptional 360° view, a restaurant entrusted to a famous Parisian restaurant brand.
The suites that can be visited are characterized by delabré walls or exposed walls (also reproduced on the wardrobe doors through the use of photorealistic wallpapers) minimal furnishings, resin floors, retractable steel kitchens, sober colors for the upholstered furniture. Obviously all panoramic.
The declared intent of Nouvel is to make recognizable, while renewing, the stratifications of passing time.

The experiment is a successful? Judge for yourself.