giovedì 31 marzo 2016

Un pensiero a Zaha Hadid

Oggi non posso fare a meno di rivolgere un pensiero a Zaha Hadid.



Voglio ricordarla con le immagini di una delle opere più belle ed innovative tra quelle progettate dall'architetto anglo-irachena: l'Heydar Aliyev Center (centro congressi-museo e biblioteca) realizzato a Baku capitale dell'Azerbaijan.
Zaha Adid ha vinto un concorso bandito per il centro civico della città, con il suo progetto di un'architettura fluida, dove la superficie sinuosa, che richiama la calligrafia araba, avvolge letteralmente lo spazio, realizzando una relazione continua tra esterno ed interno.

L'edificio appare sempre nuovo dalle diverse angolazioni da cui lo si osservi ed assume un aspetto molto diverso la notte quando la luce si accende dall'interno e filtra tra le onde in maniera suggestiva.

Opera d'arte ed icona dell'architettura contemporanea.

A thought for Zaha Hadid

Today I can not help but spare a thought for Zaha Hadid.

I want to remember her with images of one of the most beautiful and innovative works, including those designed by Anglo-Iraqi architect: the Heydar Aliyev Center (convention center-museum and library) created in Azerbaijan's capital Baku.
Zaha Hadid won a competition for the civic center of the city, with her project of fluid architecture, where the sinuous surface that recalls the Arabic calligraphy, literally envelops the space, creating a continuous relationship between exterior and interior.
The building always appears again from different angles from which it is observed and takes on a very different aspect at night when the light goes on inside and filters through the waves in a suggestive manner.

Artwork and icon of contemporary architecture. 









 foto di Hufton and Crow


venerdì 25 marzo 2016

Happy Easter from Ecce Home


giovedì 24 marzo 2016

La leggenda di Easter Bunny

L'origine della leggenda del coniglio pasquale è avvolta nel mistero:  simbolo della fertilità di derivazione pagana oppure, nella tradizione tedesca, una figura simile a Babbo Natale, che, in occasione di Pasqua, porta i doni ai bambini.
Sembra che questa tradizione sia stata introdotta in America, e precisamente in Pennsylvania, dagli immigrati provenienti dalla Germania intorno al 1700 che diffusero la leggenda di una lepre (Osterhase) che deponeva uova colorate. I loro bambini presero l'abitudine di creare dei nidi in cui i conigli potessero deporre la notte della vigilia di Pasqua le loro golose "uova" rappresentate da caramelle e dolcetti di cioccolato.

Per me è anche un irresistibile soggetto per l'apparecchiatura di Pasqua.
Guardate queste. Bellissime vero?

The origin of  Easter Bunny legend is shrouded in mystery: a pagan symbol of the fertility or, in the German tradition, a figure similar to Santa Claus , who at Easter brings gifts to children.
It seems that this tradition was introduced in America, specifically in Pennsylvania, by immigrants from Germany in the 1700 that spread the legend of a hare which  laid colored eggs. Their children got into the habit of creating nests in which the rabbits (Osterhase) could lay, the night of Easter Eve, their  "eggs" represented by candies and chocolate treats.

I think it is also a compelling subject for the Easter "mise en place" .
Look at these: beautiful, aren't they?




















lunedì 21 marzo 2016

I grandi luminosi spazi di Mette

Chi sogna grandi spazi luminosi amerà la casa a Hellerup, Copenhagen, di Mette Heiberg, con le sue grandi stanze dagli alti soffitti.

Mette  ha ristrutturato i 230 mq del suo appartamento, che risale al 1925 e che nel tempo non ha subito grandi modifiche,  rispettandone  gli elementi originari.

Fulcro della casa è la grande cucina arredata come fosse un living con un lungo mobile in douglas, un divano, una classica libreria laccata, il tavolo disegnato da Rud Thygesen e le sedie "Tulip" firmate da Eero Saarinen.

Mette e la sua famiglia amano i pezzi di design, come il divano rosa disegnato dai fratelli Ronan e Erwan Bouroulle,  ed i tappeti marocchini che si accordano piacevolmente ed imprevedibilmente al pavimento in lunghe tavole di legno sbiancato tipico delle case scandinave.

La lunga prospettiva del corridoio è sdrammatizzata da una "boiserie" realizzata tinteggiando per metà dell'altezza le pareti di un azzurro pallido.

Colori pastello anche in bagno con il pavimento a mosaico esagonale bianco e l'angolo doccia rivestito con mattonelle in una tonalità  tenue di verde.

Io  trovo questa casa un tipico esempio di interno scandinavo, luminoso ed essenziale ma allo stesso tempo molto personale, con quel tocco in più, che non guasta, di chi apprezza il design di qualità e non ama gli oggetti anonimi.


The big bright Mette spaces
Those who dream big bright spaces will love the house in Hellerup, Copenhagen, of Mette Heiberg, with its large rooms with high ceilings.
Mette has renovated the 230 sq m  of her apartment, which dates back to 1925 and that over time has not undergone major changes, respecting the original elements.
Hub of the house is the large kitchen furnished like a living with a  long furniture in douglas wood, a sofa, a classic lacquered bookcase, a table designed by Rud Thygesen and the "Tulip" chairs  designed by Eero Saarinen.
Mette and her family love the design pieces, like the pink sofa designed by the brothers Ronan and Erwan Bouroulle, and the Moroccan rugs that they have matched nicely and unexpectedly to the floor in long bleached wood planks typical of Scandinavian homes.
The long  prospect of corridor is played down with  a "boiserie"  tainting for half the height the walls with a pale blue.
Also in the bathroom there are pastel colors with white hexagon mosaic floor and the shower area covered with tiles in a pale  green.
I think this house is a typical example of the Scandinavian interior, bright and essential but at the same time very personal, with that extra touch, which is good, of those who appreciate quality design and who don't like anonymous objects.

















Foto da Bo Bedre e iColor

mercoledì 16 marzo 2016

A Roma Blu e gli altri

"Non c'è nulla di più definitivo del provvisorio" recita un motto di saggezza popolare che spesso corrisponde a realtà.
Così però non è stato per alcune opere di street art realizzate a Bologna da Blu, uno dei più talentuosi e conosciuti artisti "da strada" (segnalato dalla rivista "The Observer" come uno dei dieci migliori street artist al mondo).
Con un gesto estremo di protesta contro la decisione degli organizzatori di una mostra in programma nella città emiliana di staccare dai muri della città alcuni murales, per preservarli dal possibile deterioramento, e di esporli come fossero quadri, Blu ha letteralmente cancellato le sue opere, rivendicandone la natura temporanea e distante dalle logiche economiche che stanno inevitabilmente anche dietro gli eventi culturali.

Giorni fa, camminando in una zona di Roma tra le più vivaci per quanto riguarda la cultura underground, mi sono imbattuta in una delle opere di Blu dipinta sui muri di una ex caserma ormai in disuso;  ne sono rimasta affascinata e non potrei immaginarla altrove. 

A Roma  ci sono molti ed interessanti esempi di street art di cui qui vi do solo un piccolo assaggio.
E dato che Blu ci ha voluto ricordare la loro essenza temporanea, soffermiamoci ad osservarli con occhio attento, ogni qual volta ne incontriamo uno, rammentando che, per un motivo o per un altro, un giorno quel murale potrebbe non esserci più.


In Rome Blu and the others
"There is nothing more definitive than the temporary" goes the motto of popular wisdom that often corresponds to reality.
But it did not happen for some works of street art made in Bologna by Blu, one of the most talented and well-known street artists (reported by the magazine "The Observer" as one of the ten best in the world).
With an extreme act of protest against the decision of the organizers of an exhibition to detach from the walls of the city some murals, to protect them from possible deterioration and to expose them like paintings, he has literally erased his works, claiming the temporary nature and far from economic logic behind also in cultural events.

Days ago, walking in an area of ​​Rome among the most vibrant in terms of underground culture, I came across one of the works of Blue painted on the walls of a former barracks now abandoned; I was fascinated and I can not imagine it anywhere else.

In Rome there are many interesting examples of street art of which I give here just a little taste.
 And given that Blu wanted us to remember their temporary essence, let us pause to observe them with a keen eye, whenever we meet one, remembering that, for one reason or another, one day the wall would not be there.




Blu all'ex Caserma Vettovagliamento (Ecce Home)

                                          Blu all'ex caserma del Vettovagliamento (Ecce Home) 
 Blu all'ex caserma del Vettovagliamento  (FotografiaErrante)

Aloha Oe a Forte Prenestino (flickr)

Blu a Forte Prenestino (waitmag)

Tilf al Red Lab (FotografiaErrante)

Wall of Fame J. B. Rock  (Ecce Home)

Borondo al M.A.A.M. (Streetartnews)

HOPNN al M.A.A.M. (FotografiaErrante)

Paint Over the Cracks  di Kid Acne in via del Commercio (Ecce Home)

Edificio in via del Commercio (Ecce Home)

S. Maria della Pietà (Ecce Home)

Afromachia a S. Maria della Pietà (Ecce Home)